Giovedì, 26 Aprile 2018
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PROVINCIA - SARTEANO
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La riscoperta di Sarteano, gli Statuti fanno emergere un passato incredibilmente vivo

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statuti2018Sarteano ha compiuto un passo fondamentale per la riscoperta delle proprie radici, grazie alla pubblicazione “Statuti del Comune di Sarteano tra i secoli XV e XVII” a cura di Alessandro Dani, Mario Marrocchi, Antonello Niccolucci (prefazione di Mario Ascheri).

Si tratta di un’operazione fortemente voluta dal Comune, celebrata domenica scorsa in un teatro comunale gremito, che ha regalato diverse sorprese. Sarteano, definita a metà del Settecento, dal Pecci, “Tra le più nobili e ragguardevoli Terre dello Stato Sanese”, per secoli ha goduto di privilegi come l’esenzione da ogni tributo o la possibilità di eleggere un proprio podestà (senza che venisse imposto dalla città dominante). La considerazione era tale, per questo importante insediamento produttivo e di confine, che gli era concessa una larghissima autonomia: si può quasi parlare di una comunità federata con Siena, con prerogative assai rare anche per il resto d’Italia. Sorprende la qualità e l’accuratezza dello Satuto in latino del 1433, poi volgarizzato nel 1527 (ma ce n’era almeno un altro precedente come riferimento, del 1265). Dal corposo volume pubblicato da Aracne (oltre 500 pagine) per una collana diretta da Ascheri, emergono informazioni importanti sulla vita e la società dell’epoca. Ad esempio, la realtà produttiva era importante, al punto che i sarteanesi potevano introdurre a Siena vino, grano, biade, olio e zafferano, anche in questo caso con il privilegio di non pagare alcuna gabella. Ma si scoprono anche importanti coltivazioni di cotone, lino e una eccezionale continuità con il passato: il mercato settimanale del venerdì risale addirittura alla fine del Medioevo.

Il sindaco Francesco Landi, Flavia Rossi e Alfio Cortones del Centro studi per la storia delle campagne e del lavoro contadino (Cessalc) hanno parlato di questi temi insieme agli autori (Niccolucci affrontò lo studio per primo, qualche decennio fa, per la sua tesi di laurea), in un viaggio affascinante nel passato, che diventa specchio del presente. Ci si confronta, così, con la rapidità della giustizia, si osservano le funzioni delle compagnie o contrade, ma anche l’asprezza delle pene come l’attenzione per la donna: in caso di stupro era prevista la condanna a morte per il colpevole. Non mancano poi curiosi provvedimenti come il divieto granducale del 1702 per non far correre nudi i ragazzi al palio di San Rocco, identico a quello che sarebbe comparso anche nel primo statuto medievale. Tutto o quasi era normato, anche aspetti che oggi potrebbero apparire molto strani: gli scherzi alle nozze, i discorsi e le lamentazioni ai matrimoni, il bordello comunale, le congiure per ottenere uffici. La lettura degli Statuti è fondamentale, come utile confronto, appagamento di curiosità e utilissimo esercizio per comprendere il valore di una comunità.

“Non si tratta solo di storia – commenta il sindaco Landi – ma di uno sguardo sul nostro passato per comprendere il nostro presente e prefigurare il futuro”. Anche per questo, alle scuole medie sono in corso dei laboratori sugli Statuti che coinvolgono tutti i ragazzi.
 
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